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Kamil Vojnar

Sembra di rivivere i tempi del diluvio in attesa di lanciare la colomba che non torni ad indicare che la Terra è divenuta nuovamente vivibile. Attraversiamo un momento di panico e di grande difficoltà a causa del dilagare di un virus di origine sconosciuta. Ha un nome regale, Coronavirus, che fa pensare a monarchi e regine dai vestiti sontuosi, ma che abbatte, in modo terribile e a volte irrimediabile, fisici e coscienze. Non ho mai vissuto un evento simile, i miei  mi hanno sempre raccontato della Spagnola, un’altra pandemia influenzale responsabile di elevata mortalità che, dopo la grande guerra, tra il 1918 e il 1920, uccise decine di milioni di persone in tutto il mondo. E ora, anche noi, per non farci mancare niente, stiamo conoscendo un’influenza fortemente infettiva ma democratica, talmente potente da uccidere e, nel migliore dei casi, da cambiare le nostre abitudini di vita. Quando una persona infetta starnutisce o tossisce, una miriade di particelle virali potrebbero diffondersi nelle vicinanze. Ecco dunque la necessità di mantenere la distanza di sicurezza e di evitare il contagio restando in casa, fra le mura domestiche di cui tra poco assumeremo il colore. Non dovremmo neanche lamentarci perché non siamo in trincea, abbiamo tempo e cibo a volontà, libri che non abbiamo mai il tempo di leggere, abbiamo internet, piattaforme di didattica a distanza per dimostrare che, oltre a tutto il resto, siamo anche docenti tecnologici. Ma c’è uno strumento che è diventato più necessario di qualsiasi altro: la mascherina. Mi viene in mente la coppia Sordi/Vitti in Polvere di stelle quando si esibivano nella loro canzone d’avanspettacolo Ma ‘ndo vai se la banana non ce l’hai! Il nostro attuale oggetto di culto è diventata la famigerata mascherina, divenuta più necessaria del pane e del profilattico, uno dei dispositivi di protezione individuale su cui c’è anche chi specula, approfittando del momento di panico generalizzato. Mentre ci aggiriamo come zombie, da una camera all’altra, l’incertezza è divenuta una condanna mentre la noia, di questi tempi, è la cosa migliore che ci possa accadere. Attendiamo che si esauriscano i giorni della quarantena e potremo tornare ad abbracciarci con affetto sincero o con ipocrisia neanche troppo celata, passerà questo momento e torneremo ad inquinare ambiente e rapporti con la solita bastarda indifferenza. Andrà tutto bene.  #andràtuttobene