LIMINA MUNDI

Il protagonista di questo racconto, tratto dalla raccolta Feria d’agosto di Cesare Pavese è uno dei tanti giovani che nel secondo dopoguerra lasciarono la campagna perchè non si rassegnavano a condurre la vita di fatica e sacrificio dei loro padri e dei loro nonni.

Quando rientravo avanti l’alba sull’aia (rincasavo da feste, da discorsi, da avventure) sapevo che mio padre era là, sotto la macchia nera del noce, e stava immobile, da chi sa quanto tempo, guardando in mezzo agli alberi, dardeggiando gli occhi, sempre sul punto di uscire sotto le stelle. Io sbucavo dal prato e attraversavo l’aia (avrei potuto passare dal portico e non esser veduto), ma era meglio se capiva subito che non volevo nascondermi e quando il buio sarebbe diradato sapesse già ch’ero tornato da un pezzo. Il noce riempiva mezzo il cielo, ma un gran tratto dell’aia restava scoperto e biancheggiava: io passavo su quel…

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